09 novembre 2009

Processato dopo 19 anni il fidanzato di Simonetta Cesaroni

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Guardate la fotografia qui a lato. Il ragazzo in bianco e nero si chiama Raniero Busco: era così 19 anni fa, nell’agosto del 1990. Oggi non lo riconoscereste: ha 44 anni,  è un uomo sposato, ha la sua vita.  Ma ha anche una maledizione, o un incubo, chiamatela come vi pare. Questa foto infatti venne scattata al funerale della sua ragazza. L’avevano ammazzata pochi giorni prima, il 7 agosto, con 30 coltellate.  Lavorava in un’associazione di ostelli, a Roma. In via Poma. Lei si chiamava Simonetta Cesaroni.
E’ una di quelle storie italiane di cui si è sempre capito ben poco. Vennero sospettati in tanti, qualcuno finì in carcere epoi venne liberato. Per anni non se n’è saputo più nulla.


Ora invece secondo un giudice dell’udienza preliminare si può fare luce. Il. fatto è che, 19 anni dopo quell’omicidio, tutta la storia si può rileggere secondo nuove tecniche investigative. Tracce biologiche ed ematiche oggi possono dare risposte. Addirittura si può arrivare a dire che le tracce di un morso sul seno di
images-1.jpgSimonetta, tracce di cui nessuno aveva parlato prima, corrisponderebbero all’arcata dentaria del suo fidanzato di allora, Raniero Busco.


Ecco, è per questo che il ragazzo che si vede in questa foto in bianco e nero e che oggi è un signore di mezza età, il prossimo 3 febbraio sarà processato.  A 19 anni di distanza è accusato di aver ucciso la sua fidanzata di allora, Simonetta Cesaroni.

 

16:12 Scritto da : stenax in cold case | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: simonetta cesaroni, raniero busco, via poma | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

30 ottobre 2009

Quante ne sa la criminologa

di Alessandra Gavazzi

 

«I delitti non si risolvono in laboratorio: possiamo mettere gli investigatori sulla pista giusta. Ma la prova del Dna o un’impronta, da sole, non incastrano quasimai il colpevole». Roberta Bruzzone, criminologa esperta nell’analisi della scena del crimine e presidente dell’Accademia Internazionale di Scienze Forensi, ne è convinta: dimenticatevi Csi. Scordatevi Criminal Minds.E lasciate perdere persino i nostrani Ris della Tv. «Il mio lavoro parte dall’osservazione del luogo del reato. Poi si concentra sulla vita della vittima e sui possibili moventi. E alla fine si riordinano tutte le tessere del puzzle in maniera coerente», spiega. Laureata in psicologia, a 35 anni è l’astro nascente della criminologia italiana. Non solo: «Mi sono specializzata negli Stati Uniti in analisi della scena del crimine e in particolare nello studio delle tracce di sangue». Il suo primo caso fu una vicenda che sconvolse l’Italia: partecipò alle indagini per il processo a Donato Bilancia, il serial killer che tra il 1997 e il 1998 uccise 17 persone. «Avevo 25 anni e studiavo le carte per interesse personale. Poi l’avvocato della famiglia di una delle vittime mi contattò e collaborai per analizzare la scena di quell’omicidio», ricorda. La storia che più l’ha coinvolta negli ultimi anni è stato il processo sull’omicidio  di Barbara Cicioni, 33 anni, assassinata a Marsciano (Perugia) nel 2007. Era incinta di 8 mesi: si scoprì che era stato il marito, Roberto Spaccino, che la picchiava regolarmente da anni. «Sono stata consulente tecnico per conto di Telefono Rosa [associazione a difesa delle donne maltrattate, ndr], costituitosi parte civile. Mi sono accorta subito che la versione del marito non era coerente con la scena del crimine: sosteneva che Barbara fosse morta durante una rapina. Ma il cappellino dal quale lui non si separava mai era sul letto accanto al quale era stato trovato il corpo». Spaccino è stato condannato all’ergastolo nel maggio scorso. Ma tutto è partito da quel dettaglio.«Bastava osservare la situazione. E poi cercare riscontri. Perché quello che conta davvero», sottolinea la Bruzzone, «è la tempestività dei rilievi e l’accuratezza con cui la scena viene preservata».

_MG_0545_000.jpgPossibile che nonostante le nuove tecnologie i delitti rimangano senza un colpevole? «Pensiamo a Garlasco: la villetta nella quale fu uccisa Chiara Poggi nell’agosto 2007 fu contaminata dall’arrivo dei soccorsi. Non sapremo mai se la scena del crimine fotografata era davvero coerente con ciò che dice di aver visto Stasi quando ha scoperto il cadavere». Eppure le indagini si orientarono sull’ex fidanzato della vittima. «L’inchiesta non è stata condotta in modo corretto: non lo dico io, ma il giudice Stefano Vitelli che ha chiesto una perizia supplementare su tutti gli aspetti dell’investigazione». Secondo la dottoressa Bruzzone, l’assassino di Chiara è qualcuno che la conosceva bene. «Non credo allo squilibrato che entra di soppiatto e l’ammazza senza un perché. Il killer teneva a lei e godeva della sua fiducia: per colpirla ha impiegato un notevole dispendio di energie. Credo si tratti di un individuo tra i 25 e i 35 anni: ci vuole lucidità e velocità per commettere un delitto e allontanarsi senza essere notato». Caso analogo quello di Simonetta Cesaroni. Massacrata a Roma in via Poma nel 1990. Lo scorso maggio è stata fissata l’udienza preliminare per decidere sul rinvio a giudizio di Raniero Busco, all’epoca fidanzato della ragazza: il suo Dna sarebbe stato trovato sul top e sul reggiseno di Simonetta. «Era il suo ragazzo, non mi sorprende che Simonetta avesse addosso sue tracce biologiche. E poi: come sono stati conservati questi reperti negli ultimi 20 anni? Sono tracce delicate, basta poco per comprometterle». Il segno del morso trovato sul seno della vittima sarebbe compatibile con la dentatura attuale di Busco. «Ma negli anni la dentatura si modifica. Perché avrebbe dovuto ucciderla? Lei era disponibile». Eppure Simonetta è stata spogliata e accoltellata nelle zone intime. «Un movente esplicitamente sessuale. Forse troppo. Chi l’ha uccisa ha solo inscenato un crimine passionale. Poi ha ripulito tutto, come se il corpo dovesse essere spostato da quell’ufficio per allontanare i sospetti dallo stabile di via Poma. La vita lavorativa di Simonetta andava indagata di più».

12:47 Scritto da : stenax in Investigatori | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: chiara poggi, alberto stasi, via poma | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

19 ottobre 2009

Un processo per via Poma?

Il 19 novembre il gup Maddalena Cipriani deciderà se Raniero Busco, il fidanzato di Simonetta Cesaroni, uccisa a Roma, in via Poma il 7 agosto 1990, debba essere rimandato a giudizio.

Sono passati vent'anni e forse ci sarà un processo. A distanza di tanto tempo, e con le tecniche scientifiche di oggi, i periti dell'accusa hanno stabilito che un segno di morso, lasciato sul corpo di Simonetta, sarebbe attribuibile al fidanzato di allora. Sarebbe, appunto, perché di certezze non ce ne sono. L'esame dice che l'arcata dentale di Busco SAREBBE COMPATIBILE CON LA TRACCIA LASCIATA SUL SENO della ragazza.

Basta un sarebbe compatibile per processare un uomo, dopo vent'anni?

14:48 Scritto da : stenax | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: via poma, simonetta cesaroni, raniero busco | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

 
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